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Amore in svendita

Claudio Martin

Amore in svendita


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Categoria:
Fantasy
Pagine:
71
Data pub:
16 Aprile 2018
Cinque uomini si incontrano casualmente in un aeroporto. Sono
diversi tra loro per età, cultura e lavoro ma hanno un identico scopo,
partire per un viaggio di vacanza verso l’isola di Cuba, ed una
comune, imprevista, difficoltà: non hanno il visto d’ingresso per il
Paese.
Sventolano il biglietto regolarmente pagato sotto gli occhi del
personale della compagnia aerea con cui devono viaggiare ma
questo rifiuta l’imbarco.
Dopo proteste, suppliche e minacce raggiungono un compromesso:
allo scalo di Madrid dovranno procurarsi il visto d’ingresso
all’Ambasciata cubana pena l’immediato rientro in Italia.
Questo contrattempo, affrontato e risolto assieme, crea tra i cinque
uomini un legame che li amalgama nonostante la loro diversità e li
convince a noleggiare un’unica automobile per viaggiare alla
scoperta di Cuba.
Diventerà un percorso durante il quale la conoscenza della vita reale
del paese, diversa dall’immagine riflessa nella pubblicità turistica, si
intreccerà con i problemi esistenziali di ognuno, adesso facili da
esprimere, fuori dall’ambiente d’origine, nella libertà regalata dalla
distanza nel tempo e nello spazio.
A loro si svela, chilometro dopo chilometro del lungo viaggio, un
paese fermo agli anni sessanta, lontano dagli ideali rivoluzionari del
castrismo, di cui restano le parole d’ordine ripetute dai grandi
cartelloni pubblicitari stradali, e di illusioni sul futuro. Un paese la cui
povertà si tocca nei panni stesi ad asciugare, lindi ma spesso bucati
e lisi dall’usura, dai pochi prodotti in vendita nei negozi popolari, dalle
automobili americane coloratissime, residui pre rivoluzionari, col
motore tenuto assieme da fili di ferro.
Un paese dove la disuguaglianza passa di mano in mano ogni giorno
e più volte al giorno, nella doppia moneta circolante, il Peso cubano
per tutti i cubani, da spendere nei poveri negozi, ed il Peso
convertibile, del valore del dollaro, la moneta degli stranieri e dei
cubani ricchi o potenti, da spendere in negozi particolari e riservati
dove abbonda la mercanzia, pari a quella reperibile in qualunque
paese occidentale, ma quasi irraggiungibile per la maggior parte
della popolazione.
E tuttavia le persone da loro incontrate rivelano uno spirito curioso ed
accogliente e sembrano possedere un’allegra forza vitale, una decisa
volontà di sopravvivere in attesa di un futuro migliore. Le
protagoniste di questa speranza sono le donne cubane, presenti nel
mondo del lavoro legale, per un salario di qualche decina di dollari al
mese, ed in quello più oscuro, spesso notturno, della vendita del
corpo, molto più fruttuoso e molto meno faticoso.
Ma ciò che rende unico l’amore a pagamento a “cintura caliente”,
come Garcia Llorca definì l’isola con geniale sensibilità artistica, e
spiega perché sia meta del pellegrinaggio, continuo e ripetuto, di
uomini di diversa nazionalità, età e cultura, è la leggerezza con la
quale la donna cubana lo propone, la sua capacità di riscrivere la
trama della trattativa sessuale cambiandone i ruoli e convincendo
l’attore, teso all’amore, di esserne invece l’oggetto, desiderato ed
ambito, e, forse, anche amato.
Ed allora anche il pagamento dopo il sesso non è più tale: diventa un
regalo per soddisfare un bisogno - le medicine per la madre, il
pagamento dell’affitto - o un gesto di generosità, perché, al
paragone, lo straniero è ricco e divide volentieri il suo benessere con
la donna appena posseduta, che lo ammira e che. con il suo aiuto.
risolve i problemi dell’oggi, suoi, della sua famiglia e della vasta
comunità coinvolta dal suo guadagno, in attesa di un domani ancora
incerto.
Nell’incontro con questa avvolgente ed indulgente femminilità,
complessi e dubbi dei turisti più giovani e crisi esistenziali di quelli
anziani si sfaldano liberando spiriti assetati pronti ad assorbire, da
quell’umanità in offerta, allegria e vigore e divenire prepotenti con la
naturalezza dell’uomo ricco. E’ una prepotenza inconsapevole che si
appalesa solo alla fine del viaggio, sul volo di ritorno, dove il
confronto della propria vissuta esperienza con quella di altre
persone, deluse dalla Cuba che vende il suo corpo, rimanda pensieri
e parole dei cinque compagni di viaggio alle donne conosciute, alle
frasi dette, ai tanti piccoli, anche se inconsapevoli, oltraggi perpetrati
nei loro confronti, ripagati con sguardi stupiti e con l’offerta generosa
di se, mai paragonabile alla pochezza dello scambio.
Il racconto, un omaggio a Cuba al di fuori di qualunque prospettiva
politica, è, soprattutto, un inno alla donna cubana, simbolo della
femminilità e custode della speranza, per metà Madonna della
Caritad del Cobre, patrona dell’isola, e per metà Ochun, la dea
cubana dell’amore sensuale, protagonista sorridente e vittoriosa della
lotta quotidiana per sopravvivere.

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