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Bruno Balzano, giornalista e scrittore soprattutto di romanzi per bambini e ragazzi dopo una pausa da questo mondo scrive il suo primo romanzo per adulti “La Saga di Medhelan” autopubblicato su amazon.

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… allora siamo incuriositi di questo romanzo ce ne puoi parlare?

“La Saga di Medhelan” è davvero figlio dell’amore, quello che io e Daniel abbiamo avuto da sempre per Milano, la città che ci ha accolti tanti anni fa, alla quale abbiamo dato tanto e dalle quale abbiamo ricevuto tantissimo. Fino al giorno in cui abbiamo deciso di regalarle un romanzo, qualcosa che la celebrasse, non certo sul piano storico ma là dove nessuno si era mai avventurato: il mondo del fantasy. “La Saga” è a tutti gli effetti il primo romanzo del genere ambientato in Italia e, nello specifico, nella pianura a sud delle Alpi con Milano come epicentro. E non poteva essere altrimenti. Per esempio, lo sapevi che Milano un drago ce l’ha avuto davvero? Rielaborato, lo trovi ancora sull’emblema della città. Che l’antico nome di Milano (Medhelan, molto più antico del romano Mediolanum) deriva dal sanscrito Madhyalan, cioè “La terra sacra del mezzo”? (Tolkien scippatore…). Oppure che la “Morte Nera” citata nella saga di Guerre Stellari si riferisce a quella della peste che decimò la popolazione milanese nel 1600? Insomma, gli ingredienti fantastici c’erano tutti…

Qual è la differenza e quali sono invece i punti in comune tra la Milano reale e Medhelan che ci hai raccontato?

Punti in comune pochi o pochissimi. Il nome di Milano, come dicevo prima, deriva da Medhelan, ma abbiamo preso in prestito giusto il nome. Quello che abbiamo dovuto fare – per dare totale libertà alla narrazione – è stato portare indietro le lancette in un tempo non misurabile, agli albori della Pianura Sacra (l’attuale Pianura Padana), quando era ancora una immensa distesa d’acqua e prima che vi si stabilissero popoli che hanno lasciato le prime tracce della loro presenza. I parallelismi semmai sono tra la Medhelan che raccontiamo noi e la Milano storica e di oggi: la grandezza economica, la potenza militare, la ricchezza, la fucina di idee, i personaggi grandiosi (i nostri sono fantastici ovviamente), le guerre feroci per il suo possesso, ma anche l’antico spirito comunitario che da sempre contraddistingue Milano, che non è solo una macchina per fare soldi. Inoltre, diversi punti urbani (oltre a quelli storici) citati nel romanzo sono ancora rintracciabili nella Milano di oggi.

Come mai questa scelta dell’autopubblicazione? Cosa pensi di questa oramai non nuovissima frontiera dell’editoria?

Abbiamo optato per il self-publishing per diverse ragioni. Innanzitutto perché volevamo che “La Saga” arrivasse nelle mani dei lettori esattamente così come l’avevamo in mente e come l’abbiamo realizzata, nella forma e nei contenuti, senza l’intervento dell’editore di turno e dei soliti “se, ma, forse” che di sicuro ne avrebbero modificato la struttura. In secondo luogo, perché in ogni caso la promozione del romanzo sarebbe stata a nostro carico, visto che l’editoria tradizionale non promuove più nulla se non i fenomeni di massa del momento. Infine, perché a parità di guadagno l’autopubblicazione è molto più vantaggiosa. Una raccomandazione: anche nel mondo del self-publishing bisogna tenere gli occhi aperti e sapersi muovere. Parola di due che conoscono l’editoria da… beh, tanto tempo.

Un tuo collega, scrittore e giornalista, scriveva che è impossibile contemporaneamente essere giovane e non voler diventare giornalista.Tu che hai iniziato come giornalista ci puoi raccontare una tua prima esperienza in questo campo?

Da ragazzo non ho mai sognato di fare il giornalista, lo scrittore sì. Ma i primi passi li ho mossi comunque in un’agenzia stampa, e non come redattore: all’epoca ero segretario di redazione. E ricordo anche il mio primo pezzo, una vera casualità. La collega che doveva scriverlo si era ammalata, nessuno che potesse sostituirla. Lo chiesero a me. A me? Accettai. Scrissi un articolo/inchiesta sulle truffe di quello che all’epoca era il più grande mobilificio d’Italia (parlo del lontano 1984, ero poco più che uno sbarbino). Fu il mio trampolino di lancio. Ma già due anni dopo approdai in una casa editrice, e da lì…

Per i ragazzi che sognano di vivere con la propria penna, è più comune incontrare un giornalista che uno scrittore di romanzi. Il giornalismo può essere un buon tirocinio per un giovane aspirante scrittore?

Giornalista o scrittore o entrambi non fa differenza: scrivere è un dono, che si affina con le letture, la pratica, l’esercizio quotidiano. Che non è ovviamente puro esercizio di grammatica: quello è solo il pentagramma basilare, sul quale occorre avere l’abilità di piazzare note originali che creino armonia. Il giornalismo è un modo meraviglioso, dinamico, dove sei messo a diretto contatto con la realtà, con i fatti, la gente. Secondo me è la palestra ottimale per chi vuole muovere i primi passi nella scrittura. Poi si sa, dal giornalismo all’editoria il passo è breve.

mEEtale vuole essere un ritrovo di aspiranti o esordienti che si confrontano e si mettono alla prova, tu sarai il master del concorso di Natale dove verrà messo in palio una copia del tuo libro e la possibilità di collaborare alla scrittura della trama del videogioco sul tuo libro, è una valida occasione per gli scrittori?

Ogni occasione è buona per chi ama scrivere. Che sia carta stampata come digitale, le occasioni non vanno mai perse: nessuno è in grado di prevedere dove il tuo genio creativo potrebbe fare breccia. E in questo mEEtale è in assoluto una delle piattaforme più belle e intelligenti che un aspirante scrittore possa avere a portata di tasto.

Non ti lascio andare prima di una confessione qual’è il tuo romanzo preferito?

Ce n’è più di uno al primo posto. Ma se dovessi scegliere quello da portarmi su un’isola deserta, sarebbe di sicuro “Trilogia della città di K.” di Agota Kristof.