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Peter Mendelsund, 46 anni, direttore creativo presso Alfred A. Knopf del gruppo Knopf Doubleday Publishing dice spesso che “gli autori morti ottengono le migliori copertine di libri”.

Mendelsund ha disegnato copertine strepitosi per molti mostri sacri della letteratura internazionale, quali Kafka, Dostoevskij, Joyce, Tolstoy. Solo negli ultimi 10 anni ha disegnato circa 600 copertine di libri, e quando alcuni scrittori richiedono un particolare tipo di carattere, colore o immagine “Finisce per diventare un inferno“.

Quando lo scorso anno Mr. Mendelsund ha iniziato a scrivere un libro, ha finito col crearsi il proprio privatissimo inferno. Trovare una copertina per il suo libro, What We See When We Read (Quello che vediamo quando leggiamo), un saggio illustrato su come le parole interagiscono e danno vita alle immagini mentali, è stato straziante, ha suo dire. In qualità di autore, sentiva che nessuna singola immagine fosse potente al punto da sublimare il senso del libro. Ne è venuta fuori, da principio, una cMendelsund-diptychopertina completamente nera il testo in bianco, “Era come una sorta di paura del palcoscenico“, ha affermato. “Mi ero proprio bloccato“.

In Quello che vediamo quando leggiamo pubblicato da Vintage Books, Mendelsund affronta la misteriosa modalità mediante la quale il testo produce vivide immagini mentali, persino quando l’autore fornisce un dettaglio visivo molto esiguo. In breve, la lettura è un atto di co-creazione, e che le nostre impressioni su personaggi e luoghi sono debitrici tanto alla nostra memoria e alla nostra esperienza quanto alle capacità descrittive degli autori.

Per trovare una copertina, Mr. Mendelsund scarabocchia delle notazioni su un manoscritto e sottolinea delle frasi chiave. Trasferisce le pagine sul suo computer e inizia a catalogare le sue idee su un pezzo di carta, riempiendo 16 rettangoli, ognuno con una parola, una frase o uno schizzo. Sceglie il concetto che gli sembra più promettente e crea una bozza al computer.

Dopo aver realizzato la bozza passa a farne una illustrazione a mano, con un pennello a inchiostro, creando degli strati su un collage di carta o con gouache, un denso acquerello. Infine, stampa una copertina di prova, l’avvolge attorno a una libro lo lascia sul suo scaffale per alcuni giorni. Solo se il suo occhio ne è attratto uno o due giorni dopo ritiene di essere sulla strada giusta, altrimenti vuol dire che qualcosa non va.

Egli spesso ripete questo processo decine di volte. Per Uomini che odiano le donne sono stati necessari quasi 70 tentativi. La copertina finale è divenuta onnipresente dal momento che il romanzo ha venduto circa 10 milioni di copie.

Nel caso degli e-book si potrebbe erroneamente pensare che la copertina sia meno importante, niente di più sbagliato. Anche se gli e-book non arrederanno la nostra libreria, e quindi resteranno racchiusi nella nostra scatola di lettura in una sorta di agglomerato digitale, non bisogna sottovalutare l’importanza che ha quell’istante appena precedente il click che fa partire il download. Il processo di co-creazione inizia prima ancora della lettura del libro, e ciò vale tanto per un libro cartaceo che per un e-book.

L’e-reader non è una fossa comune in cui gettare le carcasse dei nostri banchetti, ma un luogo intimo in cui custodiamo le storie che ci appartengono.

Se da un lato l’importanza di una copertina è notevole sia per un libro da scaffale che per un libro digitale, non bisogna credere che la stessa copertina abbia la medesima efficacia per entrambe le tipologie di pubblicazioni. I meccanismi che si innescano, per quanto simili, non sono gli stessi, basti pensare a quanto è diverso l’ambiente naturale in cui quegli oggetti trovano collocazione, e sebbene un libro cartaceo possa e spesso venga acquistato on-line, la sua personalità e il suo appeal sono differenti rispetto a quelli della sua versione digitale.

Quindi non ci si illuda che dopo aver passato mesi d’inferno alla ricerca della copertina perfetta per il proprio libro da proporre il libreria, la stessa sia altrettanto adatta alla versione digitale, altrimenti che gusto ci sarebbe?