Capitolo XII
La tana



Z
oelie ci trasmette le immagini che sta vedendo e subito il panico pervade il
mio corpo: quello che avrebbe dovuto essere un accampamento di un
centinaio di Tzermith in realtà si rivela una base immensa, con almeno dieci
volte le unità previste. Afferro il braccio di Zoelie e la trascino dietro la grande
pietra per esporle i miei pensieri: << Ma come è possibile ?! Non era stata fatta
una ricognizione? Come ci si può sbagliare di così tanto, non ha senso! >> Sotka
risponde al posto di Zoelie : << Posso fare un’ipotesi al riguardo: quando la nostra
spia è passata, ha contato solo gli Tzermith presenti sulla superficie... Però avete
visto quanto è grande quella base? E' chiaro che non può essere gestita da così
poche unità... E poi ho notato una vasta depressione nel centro della piana,
secondo me gran parte della struttura è sotterranea. Con ogni probabilità gran
parte degli Tzermith lavorano sottoterra. La fortuna non è decisamente a nostro
favore! >> fa un pausa pensieroso: << Dobbiamo trovare il modo per ottenere le
informazioni che ci servono... >>
Vedo dai volti dei miei compagni che brancolano nel buio, quindi inizio a proporre
soluzioni.
<< Ascoltate, ditemi, gli Tzermith hanno una buona memoria? >> Zoelie si ferma
un attimo a pensare e poi risponde << Sì, anche gli Tzermith possiedono una
memoria, ripensando ad alcuni scritti sulle loro abitudini, ricordo che usano un
apparato simile al cervello ma più primitivo, per cui la loro memoria è a breve
termine. Tutto il resto è puro istinto... Chiaramente sto parlando di quelli non
umanoidi, gli umanoidi sono tutt’altra storia, ma qui vedo solo bestie >>.
Grazie alle informazioni di Zoelie propongo la mia strategia, << Ascoltatemi bene,
dobbiamo catturare uno Tzermith senza farci scoprire, poi lo immobilizziamo.
Dovrete lasciarmi esaminare il corpo in modo che io e Shada possiamo isolare i
pensieri riguardanti la struttura, non sono sicuro che possa funzionare ma
attualmente è la mia idea migliore... Se avete qualche suggerimento è ben accetto
>>.


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Sotka risponde tramite la telepatia: << Non abbiamo tempo di vagliare altre
opzioni, dobbiamo tentare questa strada, ma non sarà semplice. Dobbiamo
attendere che uno Tzermith si distacchi dal gruppo; ho intravisto alcune sentinelle
che stanno facendo uno screening del terreno ed una in particolare si è avvicinata
al punto dove siamo noi. Mi sembra l'occasione perfetta, ma abbiamo una finestra
di azione molto ristretta: anche se saremo occultati c’è sempre una percentuale di
rischio di essere scoperti e noi non possiamo permetterci errori >>.
Dopo aver ascoltato Sotka spiego la mia idea per catturare lo Tzermith sentinella:
<< Sotka, tu avrai il compito di rendere invisibile lo Tzermith ai suoi compagni una
volta che l’avrò arpionato; Zoelie contemporaneamente dovrà impedirgli di
emettere suoni; a quel punto Otheimos con un colpo ben assestato lo metterà
fuori gioco, ma senza ucciderlo, almeno fino a quando non avremo quello che ci
serve. >> rimango meditabondo alcuni istanti per approntare mentalmente il
piano: << Entro nei dettagli: creerò un arpione ma al posto di una punta
perforante vi sarà una ventosa, è chiaro che appena la sentinella accuserà
l’impatto Zoelie dovrà essere tempestiva nel tappargli la bocca creando una
bavaglio o qualsiasi cosa le venga in mente. Subito dopo Sotka dovrà occultarlo ed
una volta che avrò trascinato lo Tzermith vicino a noi, prima che possa diventare
ostile, Otheimos gli assesterà un colpo. Ma attenzione: dobbiamo essere
perfettamente sincronizzati. E' tutto chiaro? >>
Tutti e tre annuiscono, mi prendo qualche secondo per immaginare nella mia testa
l’oggetto: con calma riproduco una fune resistente e adatta allo scopo, il
meccanismo di riavvolgimento automatico attivabile a pressione, Shada mi guida
nella creazione della ventosa. Dovrà essere particolare: la ventosa sarà munita di
piccoli arpioni dentati non letali, ma che impediranno allo Tzermith di scappare
anche se dovesse dimenarsi. Qualcosa di molto simile agli ami da pesca. Dopo
poco l’arpione è pronto per essere utilizzato. Restiamo accovacciati ed osserviamo
la sentinella... E' ancora troppo lontana... Cerco di mantenere la calma, sbagliare la
tempistica potrebbe essere fatale, e abbiamo una sola possibilità. All'improvviso lo
Tzermith solleva il capo come se avesse sentito qualcosa; Sotka ha creato un
suono estremamente particolare, specifico per essere captato dai sensi della
sentinella. Questa sembra incuriosita e fa qualche altro passo verso la nostra
direzione, ma devo aspettare che si giri, per poterla prendere di spalle. Attendo
ancora, mentre tengo sotto tiro il mostro, quando finalmente si volta per tornare
verso la base. “Ora!” pensiamo tutti insieme contemporaneamente: premo il
pulsante e l’arpione scheggia silenzioso verso la preda, la traiettoria è corretta,
l’arpione impatta sulla schiena, vedo Zoelie concentrarsi per creare una maschera
di acciaio che chiuda ermeticamente la mascella dello Tzermith. Sotka ha già
nascosto il corpo, io riavvolgo e lo trascino verso di noi con tale velocità da non
fargli toccare terra; appena giunge a portata, Otheimos sferra un potente pugno
sul muso del mostro facendogli perdere i sensi. Mi guardo attorno e sembra che
nessun altro si sia accorto di quello che è accaduto.
Siamo stati perfetti. O forse solo molto fortunati.
Ora viene la parte difficile, Zoelie mi parla tramite la telepatia per spiegarmi delle
nozioni fondamentali: << Devi fare molta attenzione Aris, la mente di uno Tzermith
non è come una mente di un umano o di un Celsita e non sappiamo in cosa
potresti imbatterti, teoricamente non dovresti subire nessun danno a livello fisico,
il problema è la tua sanità mentale, o meglio, l’integrità del tuo Hasgrat. Se per
qualche motivo dovesse venire intaccato o corrotto in maniera permanente
sarebbe un disastro, cerca di collaborare con il tuo Ponte più che puoi,
sicuramente ti sarà di aiuto >>.
Quell’essere rivoltante ha la forma di un cane troppo cresciuto... Sembra quasi che
questi bestiali siamo il risultato di un incrocio mal riuscito tra razze diverse di
animali selvatici, infatti la testa non è di un cane o di un lupo ma taurina.
Mi concentro per poter entrare nella sua testa, Shada mi guida in questa delicata
operazione: mi spiega che devo immaginare come lo spalancarsi di una finestra
che guarda verso l’universo infinito. Una cosa molto semplice, no? Faccio un paio
di tentativi e percepisco una sensazione di attrazione verso quell’apertura che sto
cercando di raggiungere. Mi sento fisicamente trascinato verso quel varco
sull'ignoto finché non mi ritrovo dall’altra parte della finestra. Mi volto indietro
vedo il mio corpo, li fermo dove l'ho lasciato, e realizzo di aver trasferito la mia
mente dentro quella del mostro. Mi sento a mio agio, è una sensazione familiare, i
sogni lucidi mi stanno tornando ancora una volta utili. Dopo poco Shada si
materializza a fianco a me sotto forma di sfera lucente di piccole dimensioni. In
realtà tutto attorno c’è solo buio, ma ancora per poco: lentamente si accendono in
sequenza una quantità incalcolabile di schermi, ognuno dei quali riproduce un
evento particolare che il mostro ha vissuto... Mi accorgo però che di tutti gli
schermi solo alcuni sono veramente funzionanti, altri proiettano solo immagini



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ferme o disturbate, altri ancora non proiettano affatto, sono solo illuminati di una
luce bianca senza significato.
Inizio a cercare qualche immagine che possa indicarci la struttura interna della
base, ma i ricordi appaiono frammentati e confusi. Essendo all’interno della sua
mente non sono semplicemente uno spettatore delle immagini, ma le sensazioni
provate dal bestiale vengono instillate direttamente nel mio Hasgrat, è quasi come
riviverle.
Il mio sguardo scorre tra i vari momenti di vita dello Tzermith: immagini di caccia,
immagini di obbedienza, timore e rabbia, è tutto così complesso... Non c’è una
vera razionalità, tutto è come impastato dall’impulso e dal bisogno, in una
pulsante massa di ricordi e sensazioni primordiali.
Una senso di vomito mi attanaglia, una sequenza proietta il ricordo del pasto dello
Tzermith. I miei occhi si riempiono dell'immagine in prima persona di lui mentre
banchetta con una carcassa di un suo simile, le orecchie pervase dal suono delle
ossa che si spezzano. Questi esseri non hanno nessun tipo di coscienza, o almeno
così pare, si nutrono di qualsiasi cosa se hanno fame ed è l’istinto a guidarli.
Nonostante la sgradevole sequenza di immagini, mi sforzo di continuare il
proseguire di quel ricordo; non mi sembra di essere all'aperto, sembra che si stia
cibando in una zona isolata e al coperto, simile da una prigione. La testa dello
Tzermith si muove e quindi mi da la possibilità di guardare attorno. Mi accorgo che
la stanza è enorme, piena di mostri come lui che si stanno cibando. All'improvviso
un suono fa scappare tutti; seguo le movenze del mostro e comprendo che non
stanno affatto scappando, semplicemente stanno eseguendo un comando. Ora
sono tutti in fila, risalgono una salita a spirale, passano attraverso una serie di
cunicoli, attraverso i quali intravedo alcune stanze con delle luci al loro interno; ma
la visuale dello Tzermith è mossa ed il ricordo sta svanendo. Riesco infine ad
intravedere la luce del giorno e in un attimo comprendo dove si trovi quell’entrata.
Continuo ancora per qualche minuto la ricerca, nel tentativo di trovare altro che
possa aiutarci.
Ad un tratto una specie di terremoto fa spegnere tutti gli schermi ed un verso
bestiale si espande, attorno a me iniziano a materializzarsi degli Tzermith ed altri
esseri mai visti prima. Comprendo dopo poco che lo Tzermith sta riprendendo
coscienza e devo andarmene subito... Ma l’unico modo per scappare da qui è che
Zoelie mi desti dallo stato di trance in cui sono piombato per poter infiltrami. Non
posso fare nulla. Cerco di creare qualcosa per difendermi, ma non posso, tutto è
bloccato. Non capisco perché ci stiano mettendo così tanto a svegliarmi! Mentre
formulo questo pensiero, comprendo il problema: probabilmente lo Tzermith
dall’esterno è ancora incosciente ma il suo subconscio è attivo e recalcitrante:
pronto alla difesa.
Osservando meglio, tutti gli esseri che sono attorno a me in realtà non hanno
ancora fatto una mossa, potrebbero essere solo passivi, visto che lo Tzermith li sta
usando inconsciamente.
Con estrema cautela afferro Shada sotto forma di sfera e gli sussurro di tornare ed
avvisare Zoelie: visto che Shada non ha un vero corpo fisico, può tornare nel mio
corpo esterno e comunicare in qualche modo con gli altri.
Nel frattempo posso solo restare fermo ed attendere; restare fermo in mezzo a
tutti quegli esseri è inquietante, nei loro sguardi si può scorgere solamente la loro
parte animalesca, non c’è una parte umana o cosciente. La domanda che mi pongo
però è: se uno Tzermith ha un subconscio così sviluppato da generare esseri
dettagliati, perché non utilizzano tali capacità elaborative anche fuori mentre
combattono? Hanno forse dei limiti imposti, oppure semplicemente non ne sono
capaci quando sono coscienti?
Un’altra cosa importante è la diversità di razza tra tutti gli esseri qui attorno, alcuni
sembrano Tzermith ma hanno qualcosa di strano, non sono né umanoidi né
bestiali, sembrano un incrocio. Quindi questo mi fa pensare che gli Tzermith siano
una specie con una moltitudine di razze dotate di differenti capacità, questo li
rende pericolosi in quanto più versatili ed adattabili ai vari combattimenti.
Nel bel mezzo dei miei vaneggiamenti, finalmente, vengo catapultato fuori dalla
mente dello Tzermith e faccio ritorno tra i miei compagni. Mi serve un po’ di
tempo per assestarmi. Il mostro è ancora svenuto, Zoelie senza il minimo scrupolo
gli mozza la testa e poi lo fa svanire nel nulla. Mi fissa e quindi mi chiede << Hai
scoperto qualcosa? >> Io, ancora sgomento dalla facilità con cui abbia deciso di
decapitare il prigioniero, rispondo con voce leggermente soffocata: << Ho visto
un’entrata ma per arrivarci dovremo fare molta attenzione, la strada è trafficata da
ondate di Tzermith quindi se facciamo un passo falso, siamo carne morta.
Dobbiamo proseguire per una discesa a spirale, ma senza arrivare fino in fondo
perché troveremmo solo le mangiatoie dei bestiali. Nel ricordo ho notato che circa
a metà vi erano dei corridoi che portavano a delle stanze con alcune luci. Credo



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che sia una zona di comando, li potremmo trovare quello che cerchiamo e capire
qualcosa di più sulla faccenda >> .
Zoelie sembra soddisfatta del mio operato << Ben fatto Aris, è andata meglio di
quanto mi aspettassi, ma dobbiamo sbrigarci, abbiamo perso troppo tempo >>
Zoelie si volta verso il nano: << Sotka, mimetizzaci al massimo livello possibile,
dovremo passare a pochi metri dagli Tzermith per poter entrare in quel passaggio,
non possiamo rischiare. A un tale livello di occultamento quanto tempo abbiamo
prima che tu esaurisca l’energia? >> Sotka si ferma un attimo a pensare quindi
risponde con decisione: << Dobbiamo fare tutto in meno di 15 minuti >> Otheimos
non sembra molto convinto e nemmeno io a dire il vero.
Zoelie quindi mi indica di fare strada, ci muoviamo veloci. I nostri passi non fanno
rumore, Sotka è concentratissimo nel mantenere il massimo livello di
occultamento e, mentre ci districhiamo tra tutti gli Tzermith, non posso non
pesare che se Sotka dovesse commettere un errore, ci ritroveremmo in mezzo ad
un mandria di bestie pronte a dilaniarci.
Cerco di lasciare da parte i brutti pensieri e di fare mente locale, ma il luogo del
ricordo è leggermente differente da quello che mi trovo davanti: vago per un
minuto abbondante nel cercare la posizione esatta dell’entrata, la struttura è
davvero immensa, vi sono svariati piccoli bunker fatti per proteggersi dagli attacchi
ed anche delle cupole dove alcuni Tzermith restano nascosti. Da lontano
sembravano solo delle rocce, in realtà sono dei diversivi per far credere che il
numero dei nemici sia inferiore a quello che realmente si può osservare dall'alto.
Sto cominciando a pensare che non riusciremo a trovare in tempo quella
maledetta entrata, quando finalmente scorgo una chiazza nera tra tutto il verde
circostante, ci avviciniamo e notiamo una depressione ed infine un strada sterrata
sotterranea.
Iniziamo la discesa sempre con un passo molto veloce, noto che Sotka sta
soffrendo, cerco di ricordare ogni singolo passaggio di quello che ho rivissuto nei
ricordi dello Tzermith, ma la strada non sembra avere svincoli e la luce è
praticamente assente, per fortuna la protezione che ci avvolge funge anche da
visore notturno che Sotka attiva prontamente. Faccio cenno a tutti di fermarsi e
telepaticamente spiego che dovremmo vedere dei corridoi o delle stanze e tutti ci
mettiamo a scrutare le pareti per trovare un particolare che ci possa indicare dove
stiamo sbagliando. Proseguiamo molto lentamente poggiando le mani ovunque
alla disperata ricerca di una porta nascosta o di un doppio fondo. Che i ricordi
dello Tzermith fossero incorretti? Siamo davvero nel punto giusto? Il tempo scorre,
decido di ricorrere all’escamotage utilizzato per scannerizzare lo Tzermith
camuffato da Celsita, mi concentro fino a sentire il pizzicore negli occhi, quindi
osservo attentamente tutte le pareti: intravedo molti bestiali muoversi tra diverse
gallerie sotterranee, ce ne sono tantissime, una moltitudine che si snoda in ogni
direzione estendendosi a perdita d'occhio nella profondità dei visceri della terra.
Questa non è una base: è un formicaio.
Durante la scansione scorgo dei macchinari, pezzi di metallo e circuiti posti
esattamente sotto di noi: abbiamo sbagliato galleria, siamo di un piano troppo in
alto!
<< Zoelie, non è la galleria giusta, ho sbagliato! >> tuono con la telepatia << Aris,
dove si trova la stanza giusta? >> risponde concitata lei, << E’ qui sotto di noi, circa
cinque metri >> << Che materiale c’è tra la nostra posizione e la stanza? >>.
Osservo con più attenzione sotto di me: << Per lo più è terra, ma credo che la
stanza sia fatta di metallo >> << Va bene Aris, ci penso io, prendetevi tutti per
mano >> ci comunica infine lei.
Zoelie chiude gli occhi e lentamente i nostri corpi iniziano a sprofondare nel
terreno, come se ci immergessimo in una poltiglia umidiccia, e con estenuante
lentezza scendiamo. Mentre trapassiamo la terra, sento il suo sapore, vedo vermi
ed altri organismi viventi strisciarmi attorno, poi dopo qualche secondo sento un
pungente sapore di metallo. Come sputati fuori dal ventre viscido di un mostro, ci
ritroviamo cinque metri più in basso rispetto a dove eravamo prima, all’interno
della stanza. Siamo ricoperti da uno strano fluido, ma non ho intenzione di
chiedere spiegazioni a Zoelie, l’importante è che siamo entrati nel posto dove
volevamo arrivare. Sotka inizia a collegarsi a vari marchingegni che sembrano
computer molto complessi. Per quale diavolo di motivo gli Tzermith hanno
qualcosa del genere nella loro putrida tana? Siamo tutti concentrati nel cercare
indizi ed informazioni vitali, quando dietro di noi la porta si spalanca ed un
umanoide entra all’interno di essa.
Restiamo immobili, all'inizio più per il panico momentaneo che per prudenza, ma
subito realizzo che non dobbiamo farci toccare e la stanza non è molto ampia.
Otheimos è molto grosso e rischiamo di farci scoprire se dovesse in qualche modo
anche solo sfiorare il mostro. Sembra che l’essere umanoide sia in grado di
consultare la complessa strumentazione, Sotka sbalordito ci comunica che la


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lingua è quella degli Tzermith ma la tecnologia è Celsita, quindi davvero qualcuno
li sta aiutando dall'interno per rendere la loro razza più forte! Mentre ci
districhiamo in mille modi per non farci toccare, riusciamo a vedere delle immagini
relative ad altre basi sparse per il Primo Cielo, il macchinario sembra essere
collegato direttamente alle altre strutture. L’umanoide, dopo poco, si dilegua e noi
possiamo rilassarci, o quasi, Sotka ormai è allo stremo delle forze e non ha ancora
iniziato a trasferire i dati, estrae quindi dalla tasca un piccolo rombo trasparente,
lo appoggia in una fessura nascosta e viene risucchiato in essa. Si può intravedere
una luce bianca che lentamente si colora: ogni dato, descrizione, mappa
riguardanti tutte le strutture, e non solo, si stanno trasferendo dentro quel piccolo
oggetto.
Sembra un’attesa infinita e Sotka è al limite, se non ci sbrighiamo l’occultamento
svanirà e svaniremo anche noi sopraffatti da una montagna di Tzermith incazzati.
Mentre i dati vengono copiati, Sotka consulta svariate informazioni per capire
meglio cosa stanno escogitando, lo vedo molto sofferente, sembra quasi che stia
per svenire. << Sotka, perché non mangi qualcosa per ripristinare la tua energia?
>> la mia domanda è lecita visto che così potremmo guadagnare un po’ di tempo
ma lui risponde senza esitare: << Aris, per ricevere quel ripristino di energia che
necessito, e che in ogni caso dovrebbe essere piuttosto sostanzioso, dovrei far
cadere le barriere che ci nascondono per poi riattivarle: visto il consumo continuo
e veloce, la nuova energia introdotta necessiterebbe una specie di riassestamento,
almeno per quanto riguarda un Celsita puro come me. Quindi non è fattibile, ma
non preoccuparti, ho quasi finito! >>.
Sollevato dal suo ottimismo, attendo con ansia il completamento, Sotka però si
blocca ed il suo sguardo passa da sofferente a terrorizzato. << Che succede ? >>
chiede Zoelie preoccupata. Lentamente Sotka risponde con voce soffocata: << Non
è possibile… non ha senso, non possono aver costruito tutto questo in così poco
tempo... No... non ci credo... E' una catastrofe! Se non li fermiamo il nostro
esercito verrà spazzato via! >> Zoelie palesemente allarmata replica: << Spiegati
meglio, cosa stai dicendo?! >>
Sotka in preda all’agitazione cerca di spiegarsi: << Questa e tutte le altre basi in
realtà non sono altro che catalizzatori di energia in grado di comprimerla per poi
indirizzarla ad un marchingegno posto a qualche chilometro da qui... Si tratta di
un cannone gigante e da quello che c’è scritto qui sembra poter usare l’energia
vitale di una Tzermith e fonderla con quella compressa dalle basi, creando così un
raggio letale ed altamente distruttivo! Ma la cosa peggiore è che ogni essere che
verrà toccato dal raggio e non morirà, verrà trasformato in uno Tzermith bestiale!
>>.
Lo sguardo di Zoelie diventa risoluto: << Estrai il supporto dei dati, dobbiamo
sbrigarci! >>. Sotka estrae il rombo luminoso ed in un attimo Zoelie ci teleporta
poco lontano dalla base ma abbastanza per poter interrompere l'occultamento.
Sotka è allo stremo delle forze quindi Zoelie estrae un piccolo insetto e lo appoggia
sul suo collo. Dopo poco l'energia viene ripristinata e Sotka torna in condizioni
quasi accettabili.
Zoelie si rivolge a tutti spiegando cosa fare: << La situazione ci è sfuggita di mano,
gli Tzermith hanno ottenuto un grosso vantaggio da qualcuno, ma ora tocca a noi
anticiparli >> volge lo sguardo verso Sotka << Dove si trova questo cannone? Hai
delle coordinate? >> << Conosco solo la zona, ma le coordinate esatte non sono
riuscito a trovarle, dobbiamo cercare a circa 80 km sud-ovest da qui>>. Zolie
decisa ordina: << Prima di tutto dobbiamo avvertire la città e far evacuare gli
abitanti e tutti quelli che vi risiedono. Lascio questo compito a te Otheimos, torna
a Shitzad e recati subito a parlare con il Saggio, chiedigli di attivare il piano di
evacuazione istantanea. Io, Aris e Sotka cercheremo il cannone e tenteremo di
renderlo inutilizzabile >>.
Otheimos annuisce e quindi parte veloce verso Shitzad. Sicuramente è una scelta
azzeccata, Otheimos è forte e quindi se dovesse trovare nemici potrà farli fuori
senza problemi, conosce bene il territorio ed ha una riserva di energia più grande
di quella di Sotka e di Zoelie.
Zoelie fa apparire una mappa olografica tridimensionale che galleggia nel nulla e vi
segna la zona indicata da Sotka, traccia quindi un triangolo, dividendolo poi in altri
tre triangoli a ciascuno dei quali assegna uno dei nostri nomi, infine triplica la
mappa e la invia ai nostri Ginerut.
<< Seguite il vostro Ginerut e perlustrate la zona assegnata, attenzione, si tratta di
una vasta area, quindi non possiamo perdere tempo: il primo che trova la
locazione esatta la invierà a tutti i Ginerut in modo da poterci riunire, saremo
relativamente a breve distanza gli uni dagli altri, quindi non dovrebbero esserci
grossi problemi. Cercate di non ingaggiare battaglia, non sappiamo quando quel
cannone potrà sparare, ma dobbiamo fare il prima possibile per evitare la
catastrofe >>.


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Appena Zoelie finisce di parlare, senza perdere tempo mi avvio verso la zona
segnata dal Ginerut. Ovviamente, visto che la sfiga ci vede benissimo, non avendo
mai visitato quel territorio, non posso teletrasportarmici direttamente.
Mi rendo conto che la situazione è critica, se i Celsiti dovessero anche solo in parte
trasformarsi in Tzermith, la fine di questo Cielo sarebbe inevitabile. Il freddo e
cupo terrore di quel pensiero mi sprona a spingere al massimo le mia gambe per
arrivare il prima possibile nella zona prefissata. Mi muovo molto velocemente ma
faccio anche attenzione al territorio, trovarmi ora faccia a faccia con dei nemici
sarebbe davvero pessimo. Ci sono moltissimi alberi e l’erba è molto alta, tento di
infilarmi tra rami e liane, cercando punti strategici per non rallentare la mia
andatura.
Sto percorrendo circa 20 metri al secondo, sulla Terra sarei già campione mondiale
rendendo impossibile battermi per i prossimi mille anni, ma posso fare di meglio:
correre è la mia specialità. L’armatura sulle gambe si attiva e passo a 44 metri al
secondo, tra 30 minuti dovrei arrivare a destinazione come indicato dal Ginerut,
ma per poter mantenere questa velocità chiaramente ho dovuto generare una
protezione avanti a me, o verrei ferito da radici, insetti e quant’altro. La mia
priorità è arrivare il prima possibile. Ad un tratto il vuoto. C’è una voragine, una
specie di burrone enorme ed io mi ritrovo a mezzaria sopra di esso. La mia velocità
mi ha dato uno slancio importante, ma forse non è abbastanza, per non rischiare
spreco un po’ di energia e mi teleporto sul terreno sottostante riprendendo la mia
corsa. Lo scenario è cambiato totalmente, vedo solo rocce, sabbia e mini vulcani.
Sì, vulcani. Ci sono chiazze di lava ovunque e mille zampilli colorano il paesaggio
come fosse una parata di carnevale. Rallento bruscamente fino a fermarmi, questi
zampilli mi rallenteranno: fino a che si tratta di erba, rami e sassi, non è un
problema, ma creare una protezione contro la lava farebbe scendere la mia
energia troppo velocemente. Mi guardo attorno, mancano ancora molti km alla
destinazione e non posso perdere così tanto tempo. Un’idea però mi balena nel
mio vuoto cervellino. Salto. Se non posso percorrere in linea retta, allora farò
differentemente: gli zampilli arrivano solo ad una certa altezza, quindi potrei fare
dei grandi salti e controllare la caduta in un punto neutro, in questo modo eviterei
di sprecare energia ed inoltre sarei più veloce.
L’armatura fusa con le mie gambe ancora una volta è utile, quindi effettuo il primo
salto. E' incredibile l’altezza che posso raggiungere, sarò a 30 metri, forse più. Una
volta raggiunto con lo slancio il punto più alto, inizia la discesa, ma controllarla
non è così semplice; per calibrare la caduta e determinare il punto di atterraggio,
utilizzo un trucco imparato nei sogni lucidi sulla Terra. Nei palmi genero un piccolo
vortice che fa spostare il corpo indirizzandolo dove voglio e per farlo non serve
molta energia, basta una piccola spinta.
Atterro e riparto con un altro balzo, una volta preso il ritmo la velocità è ottima,
non come prima ma non posso lamentarmi. Purtroppo i problemi non sono finiti,
ma la mia vista non mi tradisce, atterro veloce e mi nascondo dentro un
avvallamento appena in tempo. Una fila di Tzermith sta marciando a circa trecento
metri di distanza, sono molti, almeno venti bestiali e due umanoidi. Li osservo per
capire se possono condurmi al cannone, ma si stanno dirigendo dalla parte
opposta, sono abbastanza distante per evitare di farmi scoprire ma per non
rischiare creo una barriera per impedire che l’odore della mia energia possa essere
percepito, stare vicino a Sotka mi ha aiutato a capire molte cose sulle barriere.
Continuo ad osservare le movenze dei nemici e mi accorgo che tra le loro file ci
sono dei prigionieri! Mi avvicino silenzioso facendo attenzione agli zampilli, aguzzo
la vista e capisco che i prigionieri hanno forma umana, possiedono anche loro un
Ginerut, tuttavia non hanno l'aspetto di Celsiti. Sono nudi, ricoperti a una pelle
particolarmente chiara in cui brillano dei pezzi di metallo conficcati a livello di
nuca e braccia. Intuisco che sono parte integrante del loro corpo perché non
scorgo ferite né traumi.
Le mie capacità visive sono nettamente superiori rispetto a quando sono arrivato,
Shada aveva ragione quando diceva che più tempo trascorro su questo Cielo, più il
mio corpo ed il mio Hasgrat si adattano ed aumentano la sintonia tra loro.
Non so che fare, non posso attaccarli sono troppi, rischierei di farmi uccidere o
comunque perderei troppo tempo, ma quei prigionieri potrebbero essere
fondamentali per acquisire informazioni importanti. Mi siedo e penso a come
poter risolvere velocemente questo dilemma, poi finalmente ricordo una cosa
importante.
La mia forza è la mia mente.
Mi guardo attorno alla ricerca di qualche insetto o un altro essere di piccole
dimensioni. Vedo una specie di minuscolo moscerino, punto il dito verso di esso e
gli disegno attorno un piccolo contenitore di energia trasparente. Una volta
rinchiuso, posso studiarlo nei minimi dettagli: man mano che scansiono con gli
occhi ogni singola parte dell’insetto, la riproduco, fino a che una copia esatta del


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moscerino si ricrea davanti a me. Lascio andare il moscerino intrappolato e mi
concentro solo sulla mia copia. Impongo l’Intento di appoggiarsi su uno dei
prigionieri e di tornare da me solo se dovessero fermarsi per più di 24 ore. La mia
ipotesi è che, se dovessero sostare in un luogo per un periodo così lungo, c’è
un’alta probabilità che siano arrivati a destinazione, quindi quando il moscerino
tornerà da me, sarà in grado di fornirmi la posizione ed altre preziose informazioni
sul drappello, per poi svanire avendo compiuto il suo dovere. Ma se dovessero
camminare per giorni, allora forse, il moscerino potrebbe svanire prima, non so
davvero quanto possano resistere degli oggetti semipermanenti anche se con uno
scopo. Il mio moscerino non è certo perfetto ma non dovrebbe destare sospetti. Si
mette a volare un po’ goffamente ed io posso tornare a concentrarmi sulla mia
missione.
Resto nascosto per qualche minuto, fino a quando gli Tzermith non sono
abbastanza lontani per poter proseguire. Non ho ricevuto nessuna notizia da
Zoelie e Sotka, sicuramente loro staranno già perlustrando la zona e questo non è
un buon segno, vuol dire che non sono ancora riusciti a scovare nulla.
Ricomincio a muovermi e decido di tenere attivo lo scudo anti-odore per evitare
spiacevoli sorprese, anche se di questo passo potrei ritrovarmi con poca energia,
ma sempre meglio che cadere in un’imboscata. Cerco di riprendere un ritmo
costante, non manca molto a destinazione dunque decido di procedere ma ad una
velocità relativamente normale, non voglio saltare troppo in alto con il rischio di
farmi scoprire.
Le cose sicuramente non dovevano andare in questo modo, chiunque stia
aiutando gli Tzermith ha messo in crisi tutti i Celsiti e questo perché probabilmente
è un Celsita lui stesso e dunque conosce i punti deboli e i punti di forza della sua
stessa razza. Quello che non mi è chiaro è il motivo per cui un membro di un
popolo così civilizzato e avanzato abbia deciso di schierarsi dalla parte di bestie
abominevoli. Vendetta? Rancore? Certo è, che questa persona deve essere molto
scaltra e sicuramente potente per poter convincere gli Tzermith a fidarsi di lui o lei.
Questi interrogativi mi stanno distraendo, il mio compito principale è trovare quel
dannato cannone. Ormai ci sono quasi. Dopo qualche minuto, la valle dei vulcani
finalmente termina, devo solo superare la collina che ho davanti e sono arrivato,
ma come farò a trovare il cannone in un area così grande? Con un paio di balzi
riesco ad arrivare in cima alla collina. Scruto l’orizzonte a 360 gradi e riesco ad
intravedere la capitale che sembra incredibilmente lontana, riesco solo a
delinearne una sagoma mal definita.
Ad un tratto mi fermo. Mi accorgo solo ora che l'altura ha una strana forma e in
effetti è anche più alta di tutte quelle che vedo qui attorno. Nessun ostacolo si
frappone tra me e la capitale. E questa è una delle zone segnalate.
Un pensiero sfreccia veloce come il dardo di una balestra, faccio un balzo in alto e
guardo giù. L'oggetto dei nostri più grandi timori si trova esattamente sotto di me,
la collina non è una collina, in realtà è il cannone stesso, titanico, possente e
mimetizzato!
La bocca del cannone ha un diametro di circa 20 metri, forse più. Ridiscendo
lentamente e mi metto a strisciare per terra, se il cannone è qui, sicuramente ci
sarà anche il nemico. Invio le coordinate del mio Ginerut a quello di Sotka e Zoelie.
Spero facciano presto: se dovesse sparare potrebbe radere al suolo tutta la città in
un istante senza alcun problema e vedremmo tutta la popolazione, o quasi,
trasformata in Tzermith. Non credo che ci possa essere uno scenario peggiore. La
mia solita fortuna.
Come è possibile che siano riusciti a costruire una macchina del genere in così
poco tempo? Questo attacco deve per forza essere stato pianificato in precedenza,
mi chiedo però come nessuno l’abbia scoperto... Certo è, che questo posto non è
sicuramente affollato, controllare tutto il Cielo non deve essere cosa da poco. Ma
ci sono troppe domande a cui non so dare risposta. Se il presunto traditore
dovesse essere davvero un Celsita avrà anche lui un Ginerut e quindi in base sue
azioni non dovrebbe trovarsi qui... E' anche vero che, come ho già potuto notare,
alcune persone riescono a sfuggire a questa legge e, visto quello che ha
organizzato, sicuramente è tra questi. Bene, ci siamo risposti da soli, Shada ed io.
Per distruggere una struttura simile credo che ci vorrebbero almeno 100 Celsiti,
ovvero la potenza di 100 Hasgrat, quindi è impraticabile tentare un attacco
esterno, l’unico modo che vedo possibile è un attacco dall’interno. Sicuramente
alla base di una cosa simile ci sarà un sistema tecnologico avanzato per mirare,
incanalare energia e fare fuoco. Infiltrarsi e danneggiare il sistema sarebbe la cosa
più ovvia, ma non so quanti nemici possano nascondersi e siamo solo in tre per
ora, sarebbe una missione suicida. Siamo davvero fottuti.
Un leggero ronzio raggiunge le mie orecchie, dietro di me appare Zoelie che pare
essersi teletrasportata ma con lei non c’è Sotka. Le faccio cenno di abbassarsi


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spiegandole la situazione nei minimi dettagli. Poi pongo la domanda più ovvia: <<
Dov’è finito Sotka? >> Zoelie con voce bassa risponde: << Siccome avevi trovato il
cannone e non c’era più bisogno di cercare, l’ho fatto tornare al campo militare
per informare gli strateghi, ora che ci penso, visto quello che hai trovato, forse
sarebbe stato meglio farlo rimanere... In ogni caso non ha più importanza, ora
siamo solo noi due >>. Cerco di spremere il cervello per trovare una via d’uscita a
questo casino, ma una scossa violentissima mi fa cadere a terra.
Un tubo metallico sta fuoriuscendo e la bocca di fuoco, che prima era lunga solo
qualche metro, ora appare decuplicata. << Zoelie! Stanno già armando il cannone!
>>. In un istante vedo la faccia di Zoelie crollare su sé stessa, come se solo ora
realizzasse davvero la gravità di quello che sta per accadere.
Devo fare qualcosa, ma come fermare un cannone grande come una collina?
Questa è un’impresa che solo un Dio può svolgere ed io, al massimo posso
pregarlo, non di certo esserlo.