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I Bianchi fiori di Zagara

Mario Sbardolini

I Bianchi fiori di Zagara


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Categoria:
Non Lo So
Pagine:
268
Data pub:
12 Dicembre 2015
Quando lo specchio ti dice che il tuo tempo sta passando, è allora che si rispecchiano i ricordi.
E’ in quel momento che si apre quel cassetto della memoria che contiene la traccia di quell’amore di gioventù così contrastato, così difficile, così sofferto, eppure meravigliosamente straordinario per l’intensità con cui fu vissuto, ma nello stesso tempo mai dimenticato.
Le due cose assieme: l’accorgersi di diventare vecchio (o di esserlo già) e quell’amore che per tutta la vita ti sei trascinato dentro come un mantra silente, seppur presente, condizionante comunque, hanno spinto il protagonista verso un’ introspezione profonda del proprio passato.
Un viaggio a ritroso nel tempo che da un analisi si trasforma in sogno, o meglio un connubio tra vita vissuta e vita desiderata, interfacciando realtà e sogno, quasi a formare il percorso di una vita diversa, forse per mutare quei passi che non si avrebbe voluto compiere, quel destino che si avrebbe voluto avesse avuto un’altra storia.
E’ un viaggio nel tempo, dal periodo della gioventù nella metà degli anni sessanta narrata sul filo conduttore del declino della propria famiglia che ricchezza, gloria e potere lo ebbero nell’anteguerra, nel contesto di quegl’anni del boom economico che caricavano il protagonista della frustrante debolezza di sentirsi un diverso in un mondo (quell’area del varesotto manifatturiero) in cui agio e ricchezza permeavano persino l’aria.
Ma è soprattutto un viaggio nei sentimenti in cui predomina il bisogno represso di amore per una famiglia che non c’era mai stata, ma soprattutto il bisogno di far pace con Anna, la protagonista di quella storia finita che aveva segnato la sua esistenza ed aveva prosciugato la sua capacità di amare.
Sentimenti che hanno attraversato tutta la vita del protagonista mantenendo intatta la loro forza, con la voglia di ristabilire un legame che il tempo non aveva avuto la capacità di cancellare ma soltanto di trasformare in un dolce, piacevole, indelebile ricordo.
E’ un percorso che da un viaggio nella propria memoria diventa l’idea di un viaggio reale fissando come obbiettivo il raggiungimento di Anna, in quella Sicilia dove nel tempo della sua gioventù la sua famiglia l’allontanò; forse per fare quel viaggio che non fece mai, per dire quelle cose che non era stato capace di dire.
Un lungo viaggio on the road in motocicletta, ma soprattutto un viaggio dentro se stesso, per trovare la propria pace e la propria serenità; in fretta, perché la vita non aspetta, perché si avvicina il fine ai propri domani.
Un viaggio di 1600 km in cui il protagonista si incontra con i luoghi del proprio passato tra sorprese e delusioni perché mondi reali e mondi diversi, tempi di una vita passata e di vita presente non si possono né mischiare né confondere.
E’ un viaggio che arriva al traguardo ed ha una conclusione “aperta” vera, veritiera o verosimile, come tutti i personaggi ed i luoghi incontrati lungo il percorso la cui realtà potrebbe esistere anche in tempi diversi.
Importante per il protagonista è solo capire se, qualsiasi conclusione potesse avere avuto quel viaggio, fosse stata la conclusione cercata.

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