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fari spenti nel grande buio

Francesco Sorcinelli

fari spenti nel grande buio


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Categoria:
Racconti Brevi
Pagine:
4
Data pub:
20 Ottobre 2017
“Come mai i tuoi occhi ora stanno piangendo?” ♫ Dammi solo un minuto; I Pooh (1977) 

 

-Resta con me- quelle parole furono appena un sussurro nella voce di Dario, quasi tremassero sul filo sottile di un'ancor più esile speranza. Irene chinò il capo, emise un profondo sospiro e con grande fatica incontrò gli occhi già tristi e perduti di Dario. Non v'era più traccia di quella tenerezza che pervadeva i loro sguardi fino a poco tempo prima, non v'erano più quelle luminose e complici scintille quando ogni occhiata era una nuova e stupefacente avventura tante le emozioni che faceva sorgere. No. Non più. Irene non riuscì a dire nulla e quando finalmente ebbe il coraggio di affrontare lo sguardo di Dario lo osservò per qualche lunghissimo secondo. Poi scosse lentamente la testa, una risposta più chiara di mille parole. Dio quant'era bella pensò ancora una volta Dario nonostante tutto, accecato d'amore anche se già con enorme nostalgia perchè in cuor suo sapeva che non l'avrebbe più rivista per anni, forse per sempre. Lei si voltò e se ne andò per la sua strada senza mai voltarsi indietro. Dario rimase impietrito. Di dolore ne aveva già conosciuto parecchio in vita sua ma la sensazione che qualcuno gli stesse piantando un pugnale nello stomaco non l'aveva ancora provata. Quello che non seppe mai e che forse avrebbe cambiato il corso della sua vita negli anni a venire era che non era suo l'unico viso rigato dalle lacrime quella notte, perchè anche gli occhi di Irene stavano piangendo mentre si allontanava. Dario avrebbe voluto correre verso di lei, abbracciarla e baciarla un'ultima volta ma lasciò perdere. Si sentì senza forze. Anche se non lo sapeva ancora di fatto si era già arreso al male oscuro che lo avvolse con il suo nero mantello di perenne malinconia e infinita solitudine. Non era morto, questo è vero, ma di certo da quel giorno di un freddo inverno del 1977 smise di vivere.  

 

“How can I ever change what I feel?” ♫ Go your own way; Fleetwood Mac (1977)

 

Dormiva a intermittenza, non importava che fosse giorno o notte; le tapparelle sempre abbassate, ogni tanto il citofono o il telefono invadevano l'assordante silenzio in cui viveva, ma Dario li ignorava sistematicamente. Più volte vennero anche a bussare alla porta eppure di aprire non se ne parlava proprio. Tuttavia anche un piccolo inferno ha bisogno di qualche piccola regola affinchè possa funzionare. Così almeno un paio di volte al mese Dario con enorme fatica si alzava dal letto dove stava quasi ventiquattro ore al giorno, usciva a comperare qualcosa da mangiare anche se spendeva quasi tutti quei pochi soldi che gli rimanevano in scorte di sigarette e liquori, pagava qualche bolletta e faceva una o due telefonate mentendo spudoratamente assicurando che stava bene ma essendo altresì molto sincero confessando che non voleva vedere nessuno per un po' di tempo. Un isolamento quasi totale. Lui, la sua solitudine e il suo male oscuro, mentre là fuori il mondo, di cui ignorava pressochè ogni accadimento o persona, andava stancamente ma inerosabilmente avanti. Ogni tanto accendeva la radio cercando di sintonizzarsi su una frequenza chiamata Radio Nostalgia dove trasmettevano solo canzoni del passato. Il presente non esisteva per Dario e il futuro ancor meno perchè l'aveva seppellito da tempo nel suo passato. La sua mente oscillava costantemente tra ricordi sempre più sbiaditi di un tempo che non sarebbe più ritornato e danzava pericolosamente tra ricorrenti pensieri di morte. Tutto il resto era scomparso. Di persone che gli volevano bene ce n'erano ancora ma coinvolgerle in quel suo inferno personale non esisteva in nessun modo. Quello, forse, tra tutti, fu il suo più grave errore. 

 

“E una domenica ai cavalli le carte, le carte, le scommesse, i sogni vennero a dirmi lo lasciamo, adesso è grande adesso sai non ha bisogno più di noi” ♫ Per un Vecchio Bambino; Roberto Vecchioni (1977) 

 

-Quante carte?- domandò il mazzaro. -Non ne voglio- rispose l'unico giocatore che non solo era venuto al buio di Dario ma aveva anche controrilanciato il primo rilancio creando così un piatto enorme, un signore che nonostante fosse ben curato e vestito impeccabilmente aveva un'aria inquietante. Cristo! pensò Dario. -quante carte?- -Io ne voglio due- rispose. Rirovarsi tre Donne servite sull'apertura al buio all'inizio gli erano parse favolose ma nel poker è tutto dannatamente relativo, le cose avevano preso una brutta piega. Prima di affidarsi al Dio dei giocatori atei affinchè migliorasse il suo tris si concentrò per qualche lungo momento sul suo avversario cercando nei suoi occhi e nel suo atteggiamento indizi su un possibile grande bluff pianificato magistralmente o su una mano davvero forte in suo possesso. Scartò un asso e un sette, cominciò a spillare la prima carta, un altro merdosissimo asso e prima di vedere la seconda attese la puntata del suo rivale. Puntata che arrivò puntuale, -piatto!- esclamò con voce sicura e in quello stesso istante Dario scorse la dolcissima fanciulla di cuori rilanciando a sua volta l'intero ammontare del nuovo piatto finendo così ai resti per parecchi milioni di lire mentre torrenti di adrenalina scorrevano nelle sue vene. Era una partita ben oltre le sue possibilità e una grossa vincita avrebbe sistemato molte cose. Per potervi partecipare aveva pazientemente accumulato per mesi piccoli risparmi dei più svariati lavoretti.. -Vedo- pronunciò sicuro il suo avversario. -Poker di donne- disse Dario, pressochè certo di aver vinto. Ma quando notò un ghigno sul volto dell'altro giocatore cominciò a non esserne più così sicuro. Infine quattro Re comparvero sul tavolo. Tutti gli sguardi erano fissi su Dario che con estrema naturalezza indossò il suo giubbino in pelle dicendo -è stato un piacere signori, bella partita, buona notte- ed imboccò l'uscita, fuori era notte fonda e nell'oscurità non provò niente. Quell'adrenalina che l'aveva travolto era quasi come se gli avesse bruciato tutte le rimanenti emozioni. La Donna di cuori era arrivata come una manna dal cielo ma non era bastata. Incredibile. Non se la prese nemmeno troppo, semplicemente ebbe l'ennesima conferma che nella sua vita non era stato che un immenso perdente. Decisamente non una bellissima sensazione da provare. Chiuse gli occhi e ancora una volta fu assalito dal grande buio. 

 

 

“This could be Heaven or this could be Hell” ♫ Hotel California; The Eagles (1977) 

 

All'alcol e agli psicofarcmaci durante il suo periodo di isolamente aggiunse anche delle droghe leggere. Lo aiutavano ad estraniarsi ancora di più dal mondo che lo circondava. Steso sul letto accese radio nostalgia, una canzone degli Eagles gli fece compagnia dandogli per un attimo la sensazione di non essere così solo. Hotel California. Dario comprese un verso della canzone, qualcosa del tipo “Poteva essere il paradiso o poteva essere l'inferno”. Lui aveva scelto da tempo il secondo. La lenta ma costante autodistruzione procedeva a vele spiegate acuita dall'impressione che la sua vera vita gli stesse fuggendo via su un binario parallelo, ogni tanto pensava a quello che avrebbe potuto essere, al difficile e sempre più distante rapporto con i suoi parenti più cari, alle amicizie abbandonate, agli amori cui aveva rinunciato, pensava con rammarico ai suoi sogni infranti, ai suoi progetti mai iniziati quasi fossero delle navi pronte a salpare ma ferme nel porto della sua tristezza e ancorate nell'abisso senza fine della sua fottuta paura di vivere. E nel frattempo invecchiava inesorabilmente, perchè ogni giorno della sua esistenza gli sembrava lunghissimo, senza luce, senza speranza, senza amicizia, senza amore, da solo, con gli occhi quasi sempre chiusi, come fari spenti nel grande buio.

 

“We can beat them, for ever and ever and we can be Heroes, just for one day” ♫Heroes; David Bowie (1977) 

 

Sacrificare o no un pezzo sull'arrocco dell'avversario? Cominciò ad analizzare varianti molto complicate che si perdevano in dedali all'apparenza infiniti. Così arrestò quel calcolo, quella ricerca di un seguito vincente e si chiese perchè avesse un impulso così marcato verso l'azzardo. Forse una risposta c'era, forse la verità era che nel gioco riusciva a fare quello che nella vita non gli era quasi mai riuscito. Rischiare. Provarci. Scommettere. Naturalmente sacrificò il pezzo, un cavallo, consapevole che se l'attacco fosse naufragato sugli scogli della attenta e precisa difesa del suo formidabile avversario avrebbe potuto abbandonare perchè il finale di partita sarebbe stato senza speranza. Dopo una lunga riflessione il forte campione catturò il pezzo, seguì una schermaglia tattica dove sia lui che Dario a corto di tempo fecero mosse molto forti, sulla scacchiera regnava il caos ma alla fine il grande attacco di Dario venne sventato e poco dopo egli si arrese tendendo la mano al suo avversario e stringendola sportivamente ammettendo la sua sconfitta. Dario uscì dalla sede di gioco, amareggiato ed esausto dopo quella battaglia, si accese una sigaretta e rifflettè che negli scacchi e nella vita anche lui era stato Re e aveva avuto la sua Regina, anche se solo per un giorno e in quella che era stata la partita più importante della sua avventura agonistica pensò porca puttana! c'ero quasi, ce la potevo fare, potevo sconfiggerlo, solo per un giorno...-

 

“No, non ho detto gioia ma noia, noia, noia, maledetta noia” ♫ Tutto il Resto è Noia; Franco Califano (1977)

 

Trazodone, Paroxetina cloridato, Diazepam, Lorazepam, Benzodiazepine, Duloxetina, Amisulpride, Anfebutamone e chissà quante altre sostanze...Piccoli e grandi effetti collaterali: perdita di peso, aumento di peso, perdita della memoria, insonnia, disfunzioni sessuali, assuefazione. Inibitori della ricaptazione della serotonina oppure neurotrasmettitori dell'acido gamma amidobutirrico. Che minchia significasse Dario non lo aveva ancora compreso a distanza di anni. Cazzate. Pattume. Merda. Senza speranza. Tutto maledettamente inutile. Vano. Forse. O forse no. Perchè Dario nonostante tutto era ancora vivo. Vi si era aggrappato disperatamente con le sue pochissime energie residue e per quanto la odiasse, per quanto la temesse, in fondo all'anima sapeva che era il dono più prezioso che un uomo possa mai ricevere. Banale, semplice ma stramaledettamente vero. Il suo desiderio più ardente era quello di riuscire finalmente ad accettarla e anche solo per pochi istanti ad amarla. La Vita.

  

 “He sees the stars come out tonight” ♫ The Passenger; Iggy Pop (1977) 

 

Mentre si accingeva ad uscire dal vecchio edificio fatiscente Dario vide ancora una volta il tabellone affisso all'ingresso con quattro parole scritte a caretteri cubitali: TABACCO; ALCOOL; DROGHE; GIOCO D'AZZARDO. E ogni volta sorrideva ironicamente perchè era una delle pochissime occasioni nella sua vita in cui provava la piacevolissima sensazione di essere nel posto giusto nonostante le facce poco rassicuranti degli altri pazienti in attesa delle loro dosi o di un colloquio. Anche se in fondo non erano che poveri diavoli come lui che avevano o stavano affrontando onde burrascose nelle loro non facili esistenze, chi per un motivo chi per un altro, figli di un dio minore. Frequentava quel luogo da un anno ormai. Aveva ricominciato a rispondere alle telefonate, aveva anche ripreso a scrivere come non faceva da tempo. Certo, quella malinconia che aveva nel cuore l'avrebbe accompagnato per sempre. Ma ormai era parte di sé. Si erano per così dire riappacificati dopo così tanti tumulti. Assaporò la frizzante aria della sera, all'orizzonte un tramonto dalla bellezza indescrivibile. Ripensò ad Irene. E' vero, forse non sarebbe mai ritornata, ripensò al poker di donne con cui aveva perso una mezza fortuma, ripensò a quella decisiva partita di scacchi che aveva perso sacrificando un pezzo e ripensò anche a tutti quei giorni perduti avvolti da un'oscurità senza fine. Ma quella sera di inizio inverno pensò anche che forse ci sarebbero state di nuovo grandi emozioni a divampare nel suo cuore, quella notte sarebbe uscito, avrebbe ascoltato delle belle canzoni, avrebbe guidato, avrebbe incontrato persone. Magari avrebbe avuto l'inestimabile fortuna di farsi delle belle e fragorose risate con alcuni amici ritrovati, oppure si sarebbe perso nelle saettanti scintille di dolcissimi occhi di qualche donna affascinanate o forse avrebbe fantasticato su un meraviglioso paio di gambe avvolte da calze di nylon per protegersi dal freddo di qualche ragazza in minigonna. Oppure gli sarebbe venuta voglia di accarezzare qualche nuovo sogno o progetto dimenticato da troppo tempo... E per la prima volta dopo anni Dario non ebbe più la visione della sua vita che se ne stava andando viaggiando su un binario parallelo opposta alla sua realtà che invece sembrava stare su un binario morto, forse finalmente azionando una leva nascosta i due binari si erano riuniti e le due esistenze ricongiunte. Era una sensazione bellissima che pregò potesse accompagnarlo a lungo negli anni futuri, perchè anche nel grande buio se i fari sono spenti forse ci saranno sempre tante stelle che prima o poi risplenderanno.

 

(ogni riferimento a cose, fatti o persone realmente accaduti non è affatto casuale e non lo sarà mai, purtuttavia questo è un racconto di pura invenzione e fantasia. Spero di cuore che possa esserTi piaciuto e grazie mille per averlo letto...)

 

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